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Il Museo del Sannio nasce nel 1873, inizialmente alloggiato nel mastio della Rocca dei Rettori di benevento e successivamente spostato nell’attuale sede.
Un museo provinciale che espone cronologicamente reperti che documentano la storia del territorio sannita, dalla preistoria all’età moderna, consentendone un’agevole lettura e proiettando il visitatore verso un’esprienza unica di appropriazione del patrimonio culturale sannita.
Le cospicue collezioni sono disposte sui due piani dell’ex abbazia di Santa Sofia e di Palazzo Casiello.
Accanto al museo, una fornita biblioteca con utili e preziosi testi a supporto di studiosi ed appassionati.
Appartiene al Museo del Sannio anche la pregiata collezione dedicata alla dea Iside e collocata presso il Museo Arcos che, insieme a Sant’Ilario  a Port’AureaMuseo dell’Arco di Traiano, fanno parte della rete museale provinciale.

 


IL CHIOSTRO

Patrimonio Unesco dal 2011, inserito insieme alla Chiesa di Santa Sofia nel sito seriale “I Longobardi in Italia. I luoghi del potere”, testimonia il mondo medievale in tutte le sue sfaccettature.

Ricostruito nel XII secolo ad opera dell’abbate Giovanni IV, così come ricorda il capitello con iscrizione dedicatoria, offre un vasto repertorio di immagini reali e fantastiche, in cui trovano spazio figure mostruose e crociati, lavori agresti e simboli cristologici, tutti elementi di forte connotazione simbolica.

Diverse le maestranze della fabbrica del chiostro, così come dimostrano le differenti raffigurazioni sui pulvini che sormontano le 47 colonne di marmo, alabastro e granito.

Di particolare interesse la colonna ofitica (colonna annodata), elemento architettonico dell’arte romanica, e i pulvini raffiguranti il “ciclo dei mesi”.

 


IL LAPIDARIO

All’interno del Museo del Sannio largo spazio è stato dato alla collezione lapidea che trova posto lungo le pareti del chiostro. Un eccezionale patrimonio ordinato cronologicamente dal I secolo a.C. al VI d.C. che comprende cippi e lapidi funerarie, sarcofagi, titoli onorari e votivi.

Si notino in particolare il cippo in pietra calcarea del II secolo d.C. di Sextus Hellenius Rufinus, l’epigrafe di M. Nasellius Sabinus, prefetto delle corti dalmate di età adrianea, pertinente la suddivisione amministrativa del territorio di Benevento. Ancora il sarcofago M. Iunius Erullius Bittianus e il Thesaurus, cioè l’ara cilindrica che serviva a raccogliere le monete degli offerenti, dedicata alla dea Vesta.

 


I SANNITI

Il Museo del Sannio apre la sua esposizione con una serie di reperti preistorici tra cui quelli della raccolta dell’antropologo Abele De Blasio, che si possono osservare nella prima vetrina di sinistra. I materiali esposti testimoniano il popolamento del territorio già durante il Paleolitico inferiore mostrando poi testimonianze di successive comunità neolitiche. Diversi i corredi tombali mostrati nella sala e provenienti dalle necropoli della città, da Caudium e da altri centri della Valle Caudina, Fortorina e Telesina. Reperti di epoca protostorica e sannitica in cui si inseriscono il corredo maschile rinvenuto a San Marco dei Cavoti (età protostorica) ed esemplari di cinturone in bronzo (V – IV secolo a.C.) del periodo sannita. Statuine fittili, ex-voto, pendagli ed anfore arricchiscono l’esposizione.

Emergenze del periodo sannitico si possono ammirare nella sala successiva, Sala di Caudium, con l’esposizione di un cospicuo numero di crateri a figure rosse, rinvenuti nella necropoli di Caudium (Montesarchio), il più importante centro dei sanniti della tribù caudina. I vasi esposti raffigurano scene di carattere funerario, scene mitologiche ed ispirate agli ambienti dei culti dionisiaci. I luoghi di produzione sono da rintracciare a Paestum ed altre officine della Campania.

 


LA SCULTURA GRECA E ROMANA

Questa sezione espone delle statue, che seppur frammentarie, testimoniano il prezioso arredo scultoreo degli edifici pubblici di età imperiale, introducendoci nel mondo della Beneventum romana, testimoniata anche dalla marmorea e grande testa di Hera e dalle tre preziose opere in basalto, copie romane di famosi originali greci. Proseguendo nella sala di Traiano si possono ammirare le due statue acefale, rispettivamente dell’imperatore in armatura e di sua moglie Plotina. Le statue sono circondate da una serie di fregi che si sono, nel tempo, staccati dall’Arco di Traiano monumento eretto in occasione dell’apertura della Via Traiana voluta dallo stesso imperatore. Interessante anche il fregio con testa di Littore, di pregevole fattura ed un tempo reimpiegato in città, nell’ex Palazzo Municipale (Palazzo Paolo V).

 


LE NECROPOLI ROMANE E I RILIEVI GLADIATORI

Questo ambiente, particolarmente vasto, espone materiali scultorei provenienti da necropoli romane di epoca tardorepubblicana e della prima età imperiale (I secolo a.C, I d.C.). I monumenti funerari attestanti l’ascesa dei nuovi ceti sociali ritraggono la figura del defunto togato accompagnato da attributi che ne attestano le attività lavorative. Anche il mondo gladiatorio è rappresentato da una selezione di rilievi e da una piccola iscrizione che ricorda la presenza di una scuola gladiatoria in città. Meritevole di attenzione il rilievo con gladiatore posto al centro dell’esposizione che insieme ad altri rilievi con scene gladiatorie, mette in risalto il valore sociale raggiunto da questi spettacoli.

 


I LONGOBARDI

La rinnovata sezione longobarda del Museo del Sannio introduce il visitatore alle testimonianze di Benevento capitale della Langobardia Minor. In queste sale sono esposte esemplari di epigrafi funerarie tardoantiche, con elementi paleocristiani, ed epigrafi funerarie longobarde. Quest’ultime, dotate di caratteristiche celebrative, si legano indissolubilmente alle famiglie aristocratiche con novità grafiche di autentica raffinatezza. Le vetrine accolgono corredi funerari maschili e femminili che individuano chiaramente la condizione socioeconomica del defunto. Le monete, i gioielli, le armi e il vasellame sono manufatti databili tra la seconda metà del VI secolo e gli inizi dell’VIII secolo d. C. e provengono dalle necropoli di “Pezzapiana” (nord di Benevento) e di “Epitaffio” (lungo la via Appia). Nella penultima sala è stato ricostruito un mausoleo antico al centro del quale troneggia un sarcofago in marmo databile presumibilmente tra VI e VII secolo d.C. Nella sala successiva si ammirano le sculture altomedievali pertinenti gli edifici di culto. Si notino alcuni capitelli figurati tipici della scultura longobarda, sia di forma tradizionale che del tipo “a stampella” cioè a  forma trapeziodale. Motivi geometrici o figure fitomorfe intrecciate si possono osservare su alcune lastre di recinzioni presbiteriali.

 


LA PINACOTECA

Una superba collezione di opere d’arte pittorica è ospitata nella pinacoteca sita al piano nobile dell’edificio del Museo del Sannio.

Una raccolta legata alla città e al territorio, frutto anche di ricche collezioni private donate al museo che abbracciano un ampio arco temporale che va dal medioevo all’età moderna. Gli artisti di squisita matrice locale sono accostati a nomi di spicco nazionali fornendo una panoramica esaustiva dell’arte italiana.

 


IL TRECENTO E LA SCULTURA MEDIEVALE

I leoni funerari romani di età tardo repubblicana sono esposti sulla Loggia dei Leoni, ambiente da cui parte la visita alla Pinacoteca. La sala successiva, denominata Sala del Trecento, espone le sculture appartenenti ai pulpiti della Cattedrale di Benevento ed ascrivibili a Nicola da Monteforte (prima metà del XIV secolo), artista irpino che assimila la lezione e le influenze di Arnolfo di Cambio e Pietro da Oderisio. Altre opere di autori ignoti completano l’esposizione. Nella sala d’ingresso è posizionato il grande affresco staccato e appartenente alla parete esterna di Santa Sofia e raffigurante la “Madonna della Consolazione”, attribuito ad artista ignoto e datato al 1345 circa.

 


IL QUATTROCENTO E IL CINQUECENTO

Proseguendo il percorso si incontrano opere provenienti da alcune importanti chiese cittadine: Santa Sofia e Sant’Agostino. Le tele esposte appartengono all’artista beneventano Donato Piperno, pittore di ascendenza raffaellesca le cui caratteristiche sono rese dal modellato dei corpi e dalla resa cromatica, proiettandosi nella pittura tardomanierista. Si notino in particolare la “Deposizione” e “San Mercurio che trafigge Giuliano l’Apostata”.

 


IL SEICENTO E IL SETTECENTO

La sezione dedicata al barocco si apre con un mobile monetiere, di elevata fattura napoletana dono della beneventana famiglia Alberti. L’arte figurativa è rappresentata dalla poetica di indiscussi artisti. Si pensi al classicismo seicentesco interpretato da Carlo Maratta (1625-1713) e dalla sua “Sacra Famiglia”, o a Sebastiano Conca (1680-1764) il cui linguaggio, ben esemplificato nella tela “Crocifissione”, opera una sintesi tra reminiscenze barocche e nuove istanze classiciste.

Intervalla i quadri un mezzobusto dell’arcivescovo Vincenzo Maria Orsini, passato alla storia con il nome di Benedetto XIII e considerato “secondo fondatore” della città per il profondo legame con Benevento e l’opera di ricostruzione promossa dopo i terremoti del 1688 e del 1702.

Alle pareti sono presenti opere di artisti attivi nel benventano: Paolo de Matteis (1622-1728) con la sua “Madonna della pace” e Giuseppe Castellano (1660-1725) con le sue “Madonna del Rosario”  e l’”Assunzione della Vergine”. Da notare anche “Fuga in Egitto” di Lorenzo de Caro (1719-1777) e “Ruderi di tempio con figure”  di Gennaro Greco, capricci architettonici con marine, paesaggi  e rovine.

 


L’OTTOCENTO

Realismo e pittura di paesaggio si fondono nella lirica di Jacob Philipp Hackert (1737-1807) ravvisabile nella sua piccola opera “Paesaggio con capre”, cui si accosta “Il cespuglio “ di Filippo Palizzi. L’arte ottocentesca italiana si fonda anche sulla poetica verista che dà vita ad opere come la monumentale “Estrema unzione” di Nicola Silvestri o “Le piccole balie” firmata da Giovanni Ponticelli attivo a Napoli tra 1855 e 1882. La delicata scultura “Pane e lavoro” del beneventano Emanuele Caggiano, troneggia al centro della sala offrendo una sublime sintesi tra naturalismo, plasticismo e sentimento.

 


IL NOVECENTO

Palazzo Casiello, un tempo dimora dell’abbate di Santa Sofia, acquistato recentemente dalla Provincia, è diventato il naturale ed ideale contenitore per l’esposizione di opere del XX secolo.

Temi differenti attraversano le sale che si aprono con i quadri del sannita Nicola Ciletti (1888-1967) che mette in scena il dramma dei contadini e degli ultimi con sincera partecipazione. In proposito si notino “Gli umili” opera del 1925 o “Pane e terra” realizzata nel 1945.

Accanto al Ciletti opera anche la moglie, Frida Laureti Ciletti (1905-1987) con “La madre sannita – antico costume di San Giorgio la Molara”. Anche la romena Virginia Tomescu Scrocco (1886- 1950), sannita d’adozione, predilige temi legati al paesaggio e alle comunità contadine sannite, come in  “Verso nuove terre” del 1940. Non mancano in questa straordinaria raccolta opere di artisti  del calibro di Renato Guttuso (1912-1987), Carlo Levi (1902-1975), Corrado Cagli (1910-1976) ed   Emilio Greco (1913-1995). Concludono questa felice parabola le opere del noto designer potentino Riccardo Dalisi che come tessere di un puzzle si intersecano nel meraviglioso “Giardino del Mago”.

 


I SARCOFAGI ROMANI

La sezione ospita sarcofagi risalenti al II e III sec. d.C. L’ornamentalità delle sculture incise sui frammenti e sui due sarcofagi pervenuti quasi intatti, sottolinea l’elevato rango dei destinatari delle sepolture, da sempre identificative dello status quo dei committenti. Ad accogliere il visitatore vi è una lastra di sarcofago con clipeo centrale ed eroti, destinata senz’altro ad un attore tragico, come rimarcato dalla presenza delle maschere in basso.  Tutti i rilievi sono pertinenti l’area beneventana e seguono due principali filoni tematici: uno tratto dal mito con sarcofagi che presentano scene come quelle di Fetonte e di Achille e Pentesilea, e l’altro che propone sarcofagi raffiguranti la caccia rituale al cinghiale, accompagnata da scene agricole. La pratica della caccia al cinghiale, la cui importanza si pone fin dalle origini della storia beneventana con il mito di Diomede e del cinghiale Caledonio, è riservata a uomini di indiscusse doti e virtù morali.

 


I RITRATTI ROMANI

Tale sezione, denominata “Imago et vultus”, ospita ritratti maschili e femminili provenienti dal territorio beneventano. Tali ritratti dovevano far parte di complessi ben più strutturati, e in alcuni casi sono da identificarsi come ritratti di personaggi storici e sono da collocarsi in un arco temporale che va dal II sec.a.C.  al II sec. d.C. Gli esemplari di I sec. a.C. manifestano l’evidente fusione stilistica tra naturalismo della scultura italica e realismo di quella romana; la ritrattistica nasce in contesti celebrativi ma assume forme più domestiche e private, dunque più naturalistiche, in contesto provinciale e sembra potersi ascrivere a questo filone la testa muliebre ( inv. 2023). Si rifà invece alla ritrattistica ufficiale di tipo imperiale una testa più raffinata ( inv. 9442). In alto, sulla parete di fondo della sala, campeggiano sei busti in tufo, riferibili al I sec. d.C, di produzione italica-beneventana.

 


IL BOOKSHOP

Il Museo del Sannio accoglie al piano terra di Palazzo Casiello un Infopoint – bookshop che nasce come naturale prosecuzione del percorso museale,  fungendo al contempo da spazio di approfondimento letterario, luogo dedito al merchandising di settore e sezione romana dedicata ai sarcofagi e ai ritratti.

 

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