Michele Morelli

MONTELEONE (OGGI VIBO VALENTIA) _1792
NAPOLI _1822

Patriota italiano, ideò e promosse la congiura che indusse Ferdinando I a concedere la Costituzione nel 1820.
Si arruolò a sedici anni nella “Compagnia dei veliti a cavallo “, istituita a Napoli all’inizio del Decennio francese, e fece parte del corpo di spedizione impegnato in Russia.
Nella primavera del 1815 combatté nella campagna antiaustriaca di Gioacchino Murat, ottenendo il grado di sottotenente e, dopo la Restaurazione, fu inquadrato nel “Real Borbone cavalleria” di stanza a Nola. Vedendosi preclusa ogni progressione di carriera, aderì alla carboneria, saldamente impiantata nella zona e nel suo stesso reggimento
Nel 1820, raggiunti dalla notizia della rivoluzione scoppiata in Spagna a marzo e della ripristinata Costituzione di Cadice, gli ambienti carbonari e liberali del Regno entrarono in agitazione.
La notte tra l’1 e il 2 luglio, ricorrenza di San Teobaldo di Provins, patrono dei carbonari, Michele Morelli e il sottotenente Giuseppe Silvati diedero il via alla cospirazione, disertando con circa 130 uomini e 20 ufficiali. Il 3 luglio arrivarono ad Avellino accolti da una folla entusiasmante. Il 5 Morelli entrò a Salerno, mentre la rivolta si espandeva a Napoli, dove il generale Gugliemo Pepe aveva raccolto molte unità militari.
Il 6 luglio il re Ferdinando concesse la Costituzione.
Pochi mesi dopo, le potenze della Santa Alleanza decisero di intervenire a sostegno dei Borboni. Sconfitto l’esercito costituzionale ad Antrodoco (7 marzo), Morelli cercò di organizzare un’estrema resistenza tra Nola e Avellino ma il tentativo fallì. Avendo la Direzione di polizia messo una taglia cospicua sulla sua testa, sciolse il suo gruppo e insieme con Silvati si diede alla fuga. Imbarcatisi con il proposito di raggiungere l’Albania, furono costretti a sbarcare sulle coste della Dalmazia austriaca, poi entrarono in Bosnia per ritornare a Ragusa, prima presentandosi come due mercanti romani e in seguito, sotto falso nome, come ufficiali napoletani disertori.
Furono catturati e consegnati al consolato austriaco di Ancona per essere avviati al Regno delle Due Sicilie: riuscito a fuggire, Morelli fu nuovamente arrestato rivelando, in ultimo, la sua vera identità.
Verso la metà di agosto del 1822  fu rinchiuso a Napoli al Forte dell’Ovo, dove ritrovò il compagno Silvati. Durante il processo l’accusa fu di “misfatto di cospirazione”, reato molto grave a quel tempo. Fu condannato all’impiccagione e il 12 settembre dello stesso anno ci fu l’esecuzione in piazza San Francesco.
Il corpo di Morelli, che aveva rifiutato ogni conforto religioso, fu gettato in una fossa di calce viva.

il racconto

Michele Morelli / 1

EROE DELLA LIBERTÀ

Luglio 1820. Dopo aver promosso la rivolta di ufficiali e soldati dell’esercito borbonico, i tenenti Morelli e Silvati marciano verso Avellino promulgando la Costituzione spagnola. Nei giorni seguenti entrano trionfali a Napoli, dove il generale Pepe, seguendo il loro esempio, ha unito le forze, costringendo il Re Ferdinando a giurare sulla Costituzione e a promettere libere elezioni.

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Colonna sonora

Oveurture da “La Gazza Ladra”
Gioacchino Rossini – 1817

 

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La-gazza-ladra_La-Fenice_18

La gazza ladra è un’opera di Gioachino Rossini su libretto di Giovanni Gherardini, il cui debutto è avvenuto tre anni prima dello scoppio dei Moti del 1820-21.

Il soggetto dell’opera, appartenente al genere semiserio, fu tratto dal dramma La Pie voleuse ou La Servante de Palaiseau (1815) di Théodore Badouin d’Aubigny e Louis-Charles Caigniez. L’opera è ambientata in un periodo non specificato (dopo la Rivoluzione francese e le Guerre Napoleoniche), in un villaggio presso Parigi.

La prima rappresentazione ebbe luogo aMilano, nell’ambito della stagione di primavera del Teatro alla Scala, il 31 maggio 1817. L’opera, un tempo famosissima, viene oggi rappresentata raramente, mentre è sempre rimasta in auge, nel repertorio sinfonico, la celeberrima ouverture qui rapprsentata.

Michele Morelli / 2

LA FINE DI UN RIBELLE

Settembre 1822. Il prigioniero Michele Morelli è rinchiuso a Castel dell’Ovo e da lì ricorda la violenta repressione del Re Ferdinando seguita ai Moti di due anni prima. A nulla è valsa la rocambolesca fuga con il suo amico Silvati, seguita dalla cattura di entrambi, la consegna alle autorità borboniche e la inevitabile condanna a morte. Sul patibolo, orgoglioso, Michele Morelli rifiuta i conforti religiosi..

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(si consiglia l’uso di cuffie)

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Eccomi prigioniero! da “Il Corsaro”
Giuseppe Verdi – 1847/48

 

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Il Corsaro Verdi

Il corsaro è un melodramma tragico in tre atti di Giuseppe Verdi su libretto di Francesco Maria Piave tratto dall’omonima novella in versi di George Byron. L’opera debuttò al Teatro Grande di Trieste il 25 ottobre 1848, a ridosso dello scoppio dei Moti rivoluzionari del 1848.  

È immeritatamente considerata un’opera minore di Verdi ed è poco rappresentata. Suoi altissimi pregi sono le stupende arie, gli straordinari finali del II atto (dove l’Autore raggiunge i vertici del grande concertato operistico per soli, coro e orchestra) e un’appassionata “inquietudine” melodica e armonica che segna la fine di un periodo e introduce al Verdi della Luisa Miller.

Trama: Corrado, corsaro in esilio in un’isola dell’Egeo, è stanco della sua prigionia. Pur vivendo con l’amata Medora, decide di andarsene e di sconfiggere l’odiato pascià Seid a Corone, con un attacco di sorpresa. Durante una festa a Corone, cui partecipa Gulnàra, prediletta di Seid, che lei odia, Corrado, sotto mentite spoglie, irrompe nel bel mezzo della festa, combattendo contro Seid, mentre i suoi corsari tentano d’incendiare le navi ottomane. Ma l’impresa fallisce: sconfitti i corsari, Corrado è condannato a morte. Gulnàra, però, innamoratasi di lui, durante la notte uccide Seid e libera il corsaro. I due tornano sull’isola dove trovano Medora che, alla falsa notizia che l’amato era morto, si è avvelenata. Quando Medora muore, Corrado, ignorando le preghiere di Gulnàra, si suicida gettandosi dalla scogliera.

 

Con la voce di

Maurizio Picariello

Attore, formatore e arte-terapista, è diplomato al corso O.S.A.T.E. Art Theatre Counselors presso l’Istituto Teatrale Europeo.
La sua formazione in continua evoluzione è stata segnata in particolar modo, dalla Scuola d’arte drammatica “Paolo Grassi” di Milano, dalla Scuola internazionale Jacques Lecoq e dall’Odin Theatre.
È stato allievo tra gli altri di Jos Houben, Maria Consagra, AnnaPaola Bacalov, Jordi Forcadas, Filippo Timi, Mariagiovanna Hansen, Francesco Niccolini, Salvatore Mancinelli.
Dal 1998 si occupa di direzione e didattica per il Teatro di Gluck di cui è il responsabile artistico.
Attualmente impegnato nella conduzione di gruppi di teatro creativo e sociale.
Suoi ultimi speakeraggi sono stati: Kappuccetto Rosso-audio favola // Planetario itinerante-didattica astronomica.

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