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Cultura digitale, reti d’imprese, co-generazione di valore. Dove eravamo rimasti? 

Un po’ di anni fa Matera era una lontana città del Sud dalle molte potenzialità inespresse, oggi è uno degli esempi più significativi di come la cultura possa essere uno dei motori trainanti dell’economia italiana e partecipare alla ripresa di un territorio e di un’intera nazione. A distanza di qualche anno dal progetto di Mediateca 2000, torniamo a investire e lavorare su un territorio che non ci ha mai deluso, ricchissimo di esperienze (e di amici) che confermano quanto avevamo visto giusto in passato.
Lo facciamo dopo qualche anno incontrando nuovi interlocutori, sviluppando nuove idee e con progetti tutti da realizzare, oggi che la città, e non solo, è un incubatore di energie positive per il futuro.

Matera 2019. Turismi, Europe e nuovi modelli di comunità.
Stare dentro un sistema complesso spesso impedisce di vederne i punti di forzi e i punti di debolezza. Matera che diventa capitale – come quasi tutte le città – li contiene entrambi. Se si guarda da fuori l’attività, quanto si fa è davvero tantissimo, mentre quanto si percepisce fatto è sempre molto poco. Questo divario è da studiare e valutare con attenzione, fonte di gioie e dolori. Si è molto esigenti, giustamente, come cittadini; si è a volte molto indulgenti, come operatori interni al progetto, in quanto si fa esperienza delle resistenze della burocrazia e del vasto sistema degli interessi che – una volta vinta la partita per diventare capitale – sembrano più attenti a bloccare che a far crescere le opportunità diffuse. Questo ping pong tra il fatto e il da farsi, tra le responsabilità singole e quelle collettive, produce effetti  di competizione, potenzialmente positivi; in parte, effetti sfiancanti di contrasto locale senza molto costrutto.
I dati ineludibili: da quando Matera è diventata capitale una crescita costante del turismo e della comunicazione della città. Più 140 % di presenza, che necessitano ora una gestione, pena una svuotamento per ricchezza dei Sassi dopo lo svuotamento per povertà di sessant’anni fa. Su questo tema lavoreremo nei prossimi mesi con un progetto dedicato al turismo di comunità.

Verso Matera 2019. Tra le strategie principali di sviluppo del progetto Matera 2019 c’è quella, già contenuta nel dossier di candidatura, denominata Italia 2019. Nata nel 2011 da un dibattito pubblico svoltosi a Matera, nell’ambito degli Open Days dell’Europa, dedicati alla candidatura e al’ospitalità di altre città italiane ed europee che stavano facendo l’esperienza di capitale europea.
Complessivamente quindi si sta andando verso un programma generale per il 2019 fatto di tre elementi che almeno in parte ricalcano quelli dell’Expo Milano 2015. In primis, il programma della manifestazione Matera 2019 realizzato dalla Fondazione Matera – Basilicata 2019; poi c’è il programma nelle altre cinque città finaliste che scambiano attività e contenuti con la città di Matera; infine, ci sono le infrastrutture culturali e di accoglienza realizzate ad hoc per il 2019.
Oltre a queste attività che hanno radici lunghe, la collaborazione istituzionale prevede altre azioni che si stanno mettendo in campo da parte di altre istituzioni nazionali. In primis, le città che hanno ottenuto il titolo di capitale italiana per la cultura, ad oggi Mantova per il 2016 e Pistoia per il 2017, con cui si sono avviati scambi di buone pratiche. Inoltre, si stanno attivando rapporti che mettono in relazione non solo Matera ma anche il suo territorio circostante (la cosiddetta “collina materana”) con il sistema costituito da Modena e la collina modenese con cui si è avviato un percorso di collaborazione sul tema spopolamento-ripopolamento dell’Appennino, grazie a progetti culturali turistici (esemplare la relazione fra le città di Irsina in Basilicata e Sassuolo in Emilia Romagna).

Matera a Matera: gi sforzi degli abitanti culturali. A livello locale, le attività hanno rafforzato la relazione con i cittadini dei quartieri e dei comuni della Basilicata, soprattutto grazie al progetto Gardentopia – Basilicata Fiorita, fatto di corsi con paesaggisti e “viaggi di istruzione” nei giardini d’Italia. Sono state così selezionate quattro aree dismesse che gruppi formali ed informali di cittadini, insieme ad artisti e designers (italiani ed europei), stanno trasformando in spazi verdi di comunità. In una, un gruppo combattivo di mamme materane (le cosiddette MOM) sta realizzando, insieme a Linaria, uno spazio verde per mamme, nonni e bambini; in una seconda, una scuola del quartiere popolare di Spine bianche si sta confrontando con l’Atelier delle Verdure, a partire dalle attività che si intendono realizzare in un’area verde e da lì, costruire un’amaca o un salotto perché “è anche bello oziare”. In un terzo progetto un gruppo di giovani designers del verde e l’artista Alex Wilde stanno ripopolando lo spazio per ricostruire l’identità sociale del quartiere. Infine, un gruppo di pensionati della UIL insieme ai giovani di Potenza ribelle restituisce al quartiere un giardino e un campo di basket grazie alla guida di Wagon Landscape, collettivo francese abituato a rivitalizzare le banlieues di Marsiglia.
Oltre ai progetti urbani, la Fondazione ha messo a disposizione due progetti pilastro del dossier: l’Open Design School e l’I-DEA – Istituto Demo Etno Antropologico, per risolvere alcuni dubbi progettuali inerenti il nuovo teatro da realizzare nella zona della cave, nuovo ingresso della città, ma anche occasione per sviluppare contenuti utili a fare di Matera la capitale europea della riflessione sull’antropologia moderna e contemporanea. E per rafforzare la capacità del territorio di promuovere contenuti culturali originali, a giugno 2016 sono stati attivati due corsi di formazione: uno dedicato ai produttori di eventi (Matera Changemakers), l’altro a chiunque voglia specializzarsi nel coinvolgere attivamente il pubblico a seguire nuove forme di cultura contemporanea (Matera Links).
Da quando a Bruxelles, il 19 maggio 2015, Matera è stata insignita del titolo di capitale europea della cultura, su Matera 2019 si sono addensate moltissime richieste, provenienti in particolare dalla politica e dai media. Si è tornati ai primi tempi della candidatura quando si diceva che per candidarsi era necessario innanzitutto mettere a posto le buche delle strade. Molto peso ha avuto la campagna elettorale che ha dominato il dibattito locale da febbraio a giugno 2015, e che ha visto un cambiamento di sindaco e di giunta.
Matera 2019 oggi è vissuta non come un progetto culturale collettivo, ma un percorso necessario soprattutto ad un riscatto economico e sociale. Nessun prezzo sarà mai adeguato al passato da riscattare.

E’ “solo” un percorso di sperimentazione culturale innovativo. D’altronde, non ha un gran budget: 52 milioni di euro in sette anni. Può e deve essere la punta di diamante di un progetto collettivo che deve ancora una volta trovare accordi preventivi per avere effetti duraturi. Non bastano i singoli per fare grandi i territori. E anche una piccola regione come la Basilicata può dare grandi risultati solo se ci si accorda sulla visione complessiva e si lavora insieme senza differenze di partito o di provenienza geografica o culturale.

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Matera 2019

 

 

 

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